![]() |
Copertina di Valeria Docampo |
“C’è un paese dove le persone non
parlano quasi mai. È il paese della grande fabbrica delle parole.”
Qui ogni cosa che si dice ha un
prezzo, nel senso letterale del termine, perché per pronunciare delle parole
bisogna prima acquistarle e poi ingoiarle. Occorre essere molto ricchi per
permettersi di dire certe cose, poiché non tutte le parole hanno lo stesso
valore. Alcune si possono comprare in saldo a prezzo speciale, altre si possono
trovare frugando nei cassonetti della spazzatura, altre ancora si possono
catturare con dei retini per farfalle mentre volteggiano nell’aria; si tratta
però di parole di poco valore.
Un giorno il piccolo Philéas ha
catturato col suo retino ben tre parole: “ciliegia, polvere, seggiola”, che ha
deciso di dedicare all’amata Cybelle. Preferirebbe dirle: “ti amo” ma non ha
abbastanza denaro. Quando si incontrano Philéas e Cybelle si sorridono, non
potendosi dire neppure: “buongiorno”. Ma dietro a Cybelle ecco che spunta Oscar
che, avendo genitori molto ricchi, può permettersi di esprimere a parole a Cybelle
tutto il suo amore. A Philéas, scoraggiato e timoroso di perdere Cybelle, non
resta che pronunciare le tre parole che ha trovato, cercando di trasmetterle
tutto il suo amore…
Ne La grande fabbrica delle parole l’autrice, Agnès de Lestrade,
racconta attraverso una storia estremamente poetica di come le parole siano
spesso inutili per esprimere i propri sentimenti, ma siano piuttosto i gesti quelli
che contano.
Le delicate tavole che illustrano
l’albo sono frutto della vivace fantasia di Valeria Docampo. Uscito per la
prima volta nel 2009 in Belgio per la Alice Éditions col titolo originale di La grande fabrique de mots, La grande fabbrica delle parole è stato pubblicato in Italia nel 2011 da
Terre di Mezzo Editore.
Tweet |
|
|