giovedì 28 giugno 2012

È in uscita Socrate l’oca fantasma


Il conto alla rovescia può dirsi iniziato! Il 3 luglio esce Socrate l’oca fantasma, un libro edito da Il Battello a Vapore nella serie bianca, scritto da Tiziana Merani e illustrato dal mio ragazzo, Claudio Cerri, che nel 2011 si è aggiudicato il primo posto nella sezione miglior illustratore per il Premio Il Battello a Vapore 2011.
In futuro dedicherò sicuramente una recensione alla storia, per ora cliccate qui e qui per ottenere qualche informazione in più dal sito della casa editrice.
Che dire di più, se non bravissimo Claudio!

giovedì 7 giugno 2012

La Bella Addormentata è un tipo sveglio

Copertina di AntonGionata Ferrari 

Che ci crediate o no La Bella Addormentata è un tipo sveglio, parola di Annalisa Strada, autrice del romanzo in questione. In effetti la protagonista di questo libro non è affatto addormentata e ha ben poco in comune con la principessa Aurora, famosa grazie al celebre film della Walt Disney, dove appare bellissima e romantica ma, se vogliamo, anche molto poco attiva… (in effetti, nel corso del film, tutto il lavoro “sporco” se lo è smazzato il principe Filippo).
Nossignore! Questa Bella Addormentata è un personaggio moderno, dinamico (molto più del Principe Azzurro), intraprendente e risoluto. Il fatto è che, dopo una bella dormita di cent’anni, la nostra eroina trova il mondo parecchio cambiato, e non certo in meglio… Pare proprio che tutto sia andato a rotoli, a partire dal suo bel castello, abbandonato e lasciato in malora. E alla richiesta del Principe Azzurro, artefice del suo risveglio, di sposarla, la sua risposta è: “Ci sposiamo dopo aver salvato il mondo, ok?” Vi pare poco?
Insomma, il Principe Azzurro si ritrova per le mani proprio un bel tipino. Lo spirito battagliero della fanciulla la spingerà a opporsi ai soprusi, affrontando avventure dove, suo malgrado, il povero principe si ritroverà coinvolto. Tanto per farvi un piccolo esempio le pratiche di spargere tagliole nel bosco o di riversare sostanze nere e puzzolenti nei fiumi non sono affatto gradite alla ragazza, così scopriamo che questa Bella Addormentata è guidata da un animo ecologista.
Partendo da una nota fiaba, Annalisa Strada concepisce questa storia, moderna e accattivante, in cui, con semplicità e umorismo, si parla di tematiche serie e attuali.
Lo stile adottato dall’autrice è estremamente frizzante, come frizzanti e divertenti definirei i bei disegni di AntonGionata Ferrari che completano il libro. La Bella Addormentata è un tipo sveglio è uscito nel 2011 per la Battello a Vapore, ed è adatto a bambini dai 7 anni di età.

mercoledì 9 maggio 2012

Un perfetto piccolo mostro


Copertina di Jonathan Lycett-Smith
Ecco un elenco di tutte le qualità che un perfetto piccolo mostro dovrebbe avere: uhm… vediamo… “due occhietti orribili, un nasetto disgustoso, una boccuccia orrenda”.
Sì, ci siamo! L’ultimo arrivato nella famiglia dei signori Mostro è davvero perfetto e tutti, mamma, papà, fratello e sorella, stravedono per lui. Il giorno del suo primo compleanno, nel bel mezzo della festa organizzata in suo onore, a cui hanno preso parte zii, zie e cugini (ospiti, ovviamente, mostruosi), il piccolo mostro viene invitato a fare una bella boccaccia. Tutti sono sulle spine per scoprire quale orribile espressione sarà in grado di inventarsi. Il mostruoso bebè, nello sconcerto generale, sarà in grado di suscitare il reale disgusto di tutti, tanto che alla fine viene da chiedersi: ma questo piccolo mostro sarà davvero così perfetto?
Un perfetto piccolo mostro è un albo, scritto da Judy Hindley e illustrato da Jonathan Lycett-Smith, uscito per la prima volta in Inghilterra nel 2000 col titolo originale di: The perfect little monster. In Italia è edito dalla Nord-Sud Edizioni, uscito nel 2001 con la traduzione di Noemi Clementi.
La storia è estremamente semplice, uno scacciapensieri adatto ai bimbi dai 3 ai 6 anni, accompagnato dalle simpatiche e coloratissime illustrazioni di Lycett-Smith.

venerdì 20 aprile 2012

Il gufo che aveva paura del buio

Copertina di Anna Laura Cantone

Possibile che un barbagianni abbia paura del buio? Sì, se il barbagianni in questione si chiama Tombolo ed è il protagonista del racconto Il gufo che aveva paura del buio.
Tombolo, in fin dei conti, è ancora piccolo e vive con mamma e papà in cima a un albero. Ci sono molte cose che Tombolo deve ancora imparare, prima fra tutte a non avere paura del buio, come ogni barbagianni che si rispetti. I suoi genitori sono preoccupati perché il loro figlioletto non ci si vede proprio a essere un “uccello della notte”.
Ma la mamma, con l’intelligenza e la sensibilità che contraddistingue tutte le mamme, gli domanda: “Tombolo, tu hai paura del buio solo perché non lo conosci. Cosa sai dal buio?”
E così Tombolo inizia il suo percorso di conoscenza e di crescita. Incontrerà tanti personaggi (un bambino, una vecchia signora, un giovane Boy-Scout, ecc.) che gli insegneranno ciascuno qualcosa sul  buio attraverso le loro esperienze; il buio è fantastico, è gentile, è divertente, è meraviglioso, e ogni volta che il piccolo barbagianni impara qualcosa sul buio, questo gli fa sempre un po’ meno paura…
Questo breve romanzo, indirizzato a piccoli lettori (6+) e scritto da Jill Tomlinson, è uscito per la prima volta in Inghilterra nel 1968 con il titolo originale di The owl who was afraid of the dark. Da allora ha trasmesso a migliaia di bambini la sua morale: bisogna imparare a conoscere ciò che ci spaventa per riuscire a non averne più paura. In Italia il libro, tradotto da Michele Piumini, è edito da Feltrinelli Kids, pubblicato per la prima volta nel 2005 e arrivato, con l’edizione che possiedo del febbraio 2010, alla sua undicesima ristampa, a dimostrazione della sua attualità e del fascino che continua a esercitare sui bambini.
La mia versione è illustrata (purtroppo, devo ammettere, in bianco e nero) da una grande illustratrice italiana di libri per bambini, Anna Laura Cantone, per il cui stile, originale e immediatamente riconoscibile, personalmente vado matta.

giovedì 5 aprile 2012

Tartarina di Racalmuto


Copertina di Chiara Bordoni
Chi in vita sua non si è mai lasciato tentare dal comprare un pesciolino rosso o una bella tartarughina in qualche fiera o mercato? Ecco, Tartarina di Racalmuto parla appunto di un gruppo di sei bambini che, gironzolando per la fiera di Racalmuto, ridente paesino della Sicilia, in compagnia dell’esuberante zio Pippo, non resistono alla tentazione di comprare una simpatica tartaruga. Una volta a casa si tratterà di trovarle un nome e allora via alle votazioni! Ma Tartarina non è un giocattolo, è un essere vivente, e come tale il suo benessere è prioritario, anche a costo di doversene separare.
L’autrice, Roberta Grazzani, attraverso questa storia, uscita nel 2009 per la Battello a Vapore nella serie azzurra (dai 7 anni in su), e tutt’ora distribuita, si ripropone di insegnare ai bambini il rispetto per gli animali che, troppo spesso, vengono considerati alla stregua di semplici giocattoli e come tali (ahimè) trattati. Del testo ho particolarmente apprezzato le evocative descrizioni dei paesaggi siciliani, ulteriore omaggio alla bellezza della natura, tema su cui si incentra questo libro.
A completare il volume, le tenere illustrazioni di Chiara Bordoni, che compaiono all’interno in bianco e nero.

sabato 17 marzo 2012

Storie di demoni e fantasmi

Copertina di Tony Ross

Lo ammetto, le storie dell’orrore mi sono sempre piaciute, a quanto pare un tratto che ho in comune con lo scrittore irlandese Martin Waddell, autore (tra le altre cose) di Storie di demoni e fantasmi, una raccolta di 14 racconti dell’orrore indirizzata ai più piccoli (dagli 8 anni in su) ed edita in Italia da Einaudi Ragazzi.
La maggior parte di queste storie, come afferma lo stesso autore, gli sono state narrate quand’era bambino. Si tratta di racconti che fanno parte della tradizione europea, in gran parte modificati e arricchiti da Waddell stesso, i cui protagonisti sono creature come: ghoul, fantasmi, fate, folletti maligni, goblin, demoni pelosi. Alcuni titoli? Johnny Stecchito (già il nome è un programma), Il burro non c’è più (mai essere avidi quando si ha a che fare con delle fate), Ta Ba Ra (non stringete patti coi folletti se non volete avere brutte sorprese…), Il ghoul della Foresta di Ghoul (una storia breve ma intensa), Il Babau (poteva forse mancare?), Berretto di Vimini (una famosa fiaba rivisitata dall’autore), I Guardiani (un inno all’amore che sopravvive alla morte).
Ogni storia è impreziosita dalle immagini, tutte a colori, dell’illustratore Tony Ross. Grazie al suo stile, di cui avete un assaggio dalla copertina, Ross dà vita a mostri ridicoli e divertenti, che non corrono troppo il rischio di “spaventare”.

giovedì 1 marzo 2012

Meterra


Copertina di Malleus

Quando ho concluso la lettura di questo libro sono rimasta sorpresa. Sorpresa dalla ricchezza e dalla fantasia della storia, ma anche dalla maestria dell’autore, Andrea Cisi, nel raccontarla.
Meterra nasce come romanzo per ragazzi, senza nulla da invidiare a un fantasy per adulti.
La protagonista è la giovane Mimì, una ragazzina un po’ strana e dal passato oscuro, che vive coi nonni e il padre in un quartiere di Genova. La città, e nello specifico Borgo degli Scontri, è teatro di appassionanti sfide a biglie tra i tanti monelli che bazzicano i vari quartieri, tifando per l’uno o per l’altro campione; Mimì è l’attuale campionessa in carica. Ma nel bel mezzo di una sfida, Mimì viene richiamata da una voce, che insistente rimbomba nella sua testa e sembra volerla attirare verso un anonimo tombino in uno dei tanti vicoli bui di Genova. Eppure quel semplice tombino rappresenta una porta, una via d’accesso per il mondo di Meterra, da cui la stessa Mimì proviene. Perché è stata richiamata a Meterra? Qual è la sua missione? E cosa si nasconde nel passato suo e dei suoi veri genitori? La ragazzina troverà risposta a queste domande a poco a poco, durante un pericoloso viaggio che fortunatamente non sarà da sola a intraprendere: al suo fianco l’inseparabile criceto Caramello, i piccoli ma combattivi bleürl e due compagni umani dall’onestà alquanto discutibile. Ma c’è anche chi non è affatto contento del ritorno di Mimì su Meterra e farà di tutto per levarsela di torno una volta per tutte…
Già da questa brevissima trama (fatta più per “incuriosire” che per “dire”) si può evincere la ricchezza di questo romanzo; tantissimi in realtà sono i personaggi che avranno un ruolo più o meno importante nello svolgersi delle vicende, chi restando confinato in questo mondo (gli amichetti di Mimì, Marcello e Virna, che preoccupati indagheranno sulla sua scomparsa, il vecchio Bernardo, uno dei pochi a conoscere l’origine di Mimì, le tre sentinelle a guardia della porta), chi nell’altro (Ugghimineo e Marabillio, gran vegliardi di due differenti tribù di bleürl, le tre streghe veggenti, i malvagi Zerf) e chi spostandosi da un mondo all’altro a caccia della sua preda (gli spietati segugi, addestrati nel Formicaio a fare un’unica cosa: uccidere).
Vivide e realistiche sono le descrizioni che Cisi fa della città di Genova, coi suoi affascinanti carruggi (e i numerosi borseggiatori), e appassionanti sono le descrizioni delle sfide a biglie tra i monelli, in cui ciascuna biglia ha il suo nome e la sua storia.
Infine l’intreccio è ben congegnato, seppure la carne al fuoco sia davvero tanta.
Purtroppo (o per fortuna) le vicende di Meterra non si concludono con questo libro, ma esigono un seguito. E allora a chi, come me, ne è stato conquistato non rimane che un’unica cosa da fare: mettersi il cuore in pace e armarsi di santa pazienza.

venerdì 17 febbraio 2012

La bambina che amava la bellezza

Copertina di Irene Bedino

La bambina che amava la bellezza è una tenera storia sulla capacità di una bambina di meravigliarsi del mondo che la circonda, in tutte le sue piccole cose.
Questo testo, scritto per i più piccini (rientra infatti nella serie Arcobaleno della Battello a Vapore, ovvero per i bimbi dai 4 anni in su) sembra quasi una poesia tanto è essenziale ma, nello stesso tempo, immediato ed efficace. Il messaggio è semplice: la bellezza del mondo non sta tanto nelle cose in sé, ma negli occhi di chi la guarda e la sa cogliere.
L’autrice, Emanuela Nava, ha scritto per anni i testi della trasmissione L’Albero Azzurro, oltre ad aver pubblicato numerosi libri per ragazzi e, forte della sua grande esperienza come “comunicatrice con i bambini”, riesce con poche frasi evocative a far volare la fantasia di chi legge. 
Ad aiutare i più piccoli in questo viaggio di immaginazione ci sono poi le splendide illustrazioni di Irene Bedino, tutte a colori. 
Le immagini, delicate, poco elaborate ma molto fantasiose, sono adattissime a corredare il testo e particolarmente indovinate per il giovanissimo pubblico cui sono indirizzate.

domenica 15 gennaio 2012

Il figlio del cimitero

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Copertina di Iacopo Bruno
Neil Gaiman è indubbiamente uno tra i miei autori preferiti. Le atmosfere delle sue storie sono cupe, malinconiche, e Il figlio del cimitero non fa eccezione. Il protagonista, Bod, ha perso in tenerissima età la famiglia, assassinata da un misterioso uomo chiamato Jack, ed è cresciuto… in un cimitero! Il destino ha infatti voluto che quel bambino scampasse alla strage gattonando fino al vicino camposanto. Qui il piccolo, rimasto senza identità e senza alcuno al mondo ad accudirlo, viene accolto dagli spiriti dei morti, che decidono di “adottarlo”, dandogli anche un nuovo nome: Nobody Owens (da cui il diminutivo “Bod”). Gli spiriti dei morti alleveranno Bod trattandolo come “uno di loro” (al bambino, benché vivo, viene infatti concessa in via straordinaria la Cittadinanza del cimitero), rendendolo partecipe dei loro segreti e offrendogli la loro protezione. Sì, perché chi voleva Bod morto è ancora in circolazione e non si arrenderà finché non avrà compiuto la sua missione. Dentro al cimitero Bod è al sicuro ma oltre il cancello il pericolo resta in agguato…
Non voglio svelare troppo della trama di questo libro, che ha vinto la Newbery Medal e lo Hugo Award 2009 (a mio avviso meritatamente). Mi limito a dire che la fantasia di Gaiman ha dato il meglio in questa storia a tratti cruda, a tratti tenera, talora triste, ma mai sdolcinata. Merito del potere narrativo e dell’ineguagliabile stile di Gaiman, che scrive storie per i bambini, trattandoli come adulti.
Il romanzo è uscito in Inghilterra nel 2008, corredato da illustrazioni di Dave McKean, che lo accompagnano internamente anche nella versione che possiedo, edita da Oscar Mondadori. Gaiman e McKean si conoscono dal lontano 1986, anno in cui la loro collaborazione è iniziata con la realizzazione di una graphic novel, Violent Cases, pubblicata nel 1987. Da allora i due hanno lavorato spesso in coppia (Il giorno che scambiai mio padre per due pesci rossi, Coraline, I lupi nei muri, Mirrormask, Crazy Hair, solo per citare i libri per bambini illustrati) e in effetti il loro connubio è ben indovinato. Lo stile dell’uno dà vita a immagini angoscianti (tanto per darvi un’idea) che incontrano perfettamente le atmosfere dell’altro (verrebbe quasi da aggiungere: …e vissero felici e contenti).  
Una piccola curiosità è che il primo tra i capitoli de: Il figlio del cimitero ad aver visto la luce e a venire pubblicato, La lapide della strega, è in realtà il quarto del romanzo, ed è presente con il titolo di: Il cimitero senza lapidi nella raccolta di racconti dark: Il cimitero senza lapidi e altre storie nere.
Un’altra curiosità è che questo libro è stato ispirato dal figlio di Neil Gaiman, Michael, quando all’età di due anni gironzolava sul suo triciclo tra le tombe di un cimitero. Da quel momento, perché anche l’ultimo capitolo venisse scritto e il romanzo completato, sono dovuti trascorrere venti anni. E io che pensavo di essere lenta a scrivere…

domenica 8 gennaio 2012

Harry Potter e la pietra filosofale

Copertina di Serena Riglietti
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Ci tenevo a destinare questo primo post dedicato alle mie letture a Harry Potter e la pietra filosofale, primo di una lunga e fortunata saga che conta in tutto sette romanzi, uno più bello dell’altro, scritti tra il 1997 e il 2007 dall’autrice inglese J. K.Rowling.
Rispetto ai volumi seguenti, Harry Potter e la pietra filosofale presenta uno stile più semplice, più ingenuo, dal quale traspare come effettivamente il target iniziale di questo libro fossero i bambini.
La crescita del maghetto, che nel corso della saga si trasforma da bambino in ragazzo, sembra essersi affiancata alla crescita stilistica dell’autrice la quale, di romanzo in romanzo, esibisce una sempre maggiore bravura. Anche il target dei romanzi sembra evolvere nel tempo, tanto che gli ultimi volumi della saga di Harry Potter ricordano più libri per ragazzi (e aggiungerei per adulti) che libri per bambini.
In ogni caso anche questo primo libro, come i sei che gli han fatto seguito, mostra un intreccio davvero ben congegnato, dove i colpi di scena non mancano.
Ciò che più ho apprezzato delle avventure di Harry Potter, al di là degli eventi che fungono da filo conduttore tra un libro e l’altro e che, nel corso della saga, si fanno sempre più coinvolgenti, più incalzanti e più drammatici, è l’universo che la Rowling è riuscita a ricreare. Le sue descrizioni sono vivide, complete e, ciò che più è importante in un’opera fantasy, sempre attente ai dettagli (come non ricordare le temibili Strillettere o le curiose gelatine Tuttigusti +1).
Ma, a mio avviso, la mossa veramente vincente dell’autrice è stato ambientare le vicende in una scuola di magia e trasportare l’elemento fantastico nel quotidiano, dando modo ai suoi giovani lettori di immedesimarsi nei protagonisti della storia. Geniale!
Come geniale è stato far coincidere la storia racchiusa in ogni libro con la durata di un anno scolastico, nel corso del quale alcuni degli oscuri segreti di Hogwarts vengono svelati.
A chi non l’avesse ancora fatto, consiglio vivamente di leggere questo libro; resterebbe piacevolmente sorpreso dallo scoprire quanto possa rivelarsi appassionante e, nello stesso tempo, si concederebbe il lusso di tornare per un po’ bambino.
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